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Lettera aperta al Sindaco di Cassano Ionio
Al Sig.Sindaco
Della Città di Cassano Ionio
Avv. Gianluca Gallo
Oggetto: lettera aperta
Egregio Signor Sindaco,
le scrivo questa lettera aperta con vero dispiacere e la scrivo per metterla al corrente di un episodio fastidioso e spiacevole accaduto la scorsa notte: al mio ritorno da una cena in casa di amici ho trovato la mia macchina parcheggiata in piazza Paglialunga con le ruote squartate.
Nulla di straordinario, dal momento che i danneggiamenti alle macchine oramai sono diventati uno dei passatempi preferiti di bulli e squilibrati di ogni genere che, non riuscendo a trovare null’altro da fare nella loro vita, stanno al sole tutto il giorno come le lucertole e poi, intontiti dai raggi UV-A, gironzolano la notte come i folletti a far danni per il paese.
Nulla di straordinario, se non fosse per il fatto che la mia attività di operatore sociale mi porta a frequentare quotidianamente i quartieri a rischio ed aree disagiate del paese.
Non a caso, da qualche mese mi sono reso promotore di un esperimento finalizzato essenzialmente all’inclusione sociale di determinate fasce di popolazione che, non certo da me, vengono definite gente di basso ceto sociale.
Principalmente persone che vivono nel centro storico con le quali nei mesi scorso costruii un comitato denominato “Amici del Centro Storico”.
Il sogno, coltivato da una vita, di creare uno spazio sociale dove si potesse respirare area di uguaglianza e di libertà non poteva ignorare l’inserimento di certi soggetti nell’idea di autogestione di un luogo pubblico. Per questo motivo avevo ipotizzato questa nuova forma di sviluppo dal basso che avrebbe dovuto coinvolgerli al fine di responsabilizzarli al punto tale da poter proporre un loro impegno nella società civile. Non a caso questo progetto prevedeva l’istituzione di una particolare forma di operatore che per semplicità espositiva definii utente-operatore.
Un progetto che aveva iniziato a dare i suoi primi frutti, se si considera che nei primi mesi di lavoro sono stati raggiunti progressi notevoli. Tuttavia, nonostante l’impegno profuso, negli ultimi tempi l’attività proposta è andata scemando a causa del perdurare di una sottocultura che proprio il progetto proposto mirava ad abbattere. Una sottocultura basata sulla malignità, sul pettegolezzo, sul servilismo e sulla finzione, una sottocultura che non definisco né mafiosa né delinquente per evitare che da sola si monti la testa.
Una sottocultura che, con grandi sforzi, avevo iniziato a scalfire ma che ad un certo punto è esplosa in tutta la sua veridicità e tutto il suo sapore.
Per questo motivo le scrivo, per metterla al corrente della mia decisione di interrompere il cammino intrapreso con il “Comitato Amici del Centro Storico” consegnandole, a prova del mio malcontento, le chiavi dei locali dell’ex municipio, messi a disposizione dalla Sua Amministrazione per portare avanti il progetto del centro di aggregazione sociale.
Volevo solo portare un po’ di civiltà nei luoghi snobbati anche dal sole, perché non reputo giusto che nel 2008, ancora possa esistere qualcuno che non ha neanche un letto su cui dormire e che puntualmente viene discriminato solo a causa del suo disagio.
E, mi creda, ho dato anima e corpo affinché anche la “gente di basso ceto sociale” potesse avere un occasione di riscatto e di emancipazione.
Per questo credo di non meritare tutto ciò, per questo io lascio. Ma non mi arrendo, non getto la spugna, continuo a lavorare così come ho fatto sempre, ma questa volta coinvolgerò i professionisti del settore, perché certe logiche non mi fanno paura ma soprattutto perché chi se l’è presa con la mia macchina, deve capire che non è questo il modo per risolvere i problemi.
Il vero uomo, quello con gli attributi, i suoi problemi li risolve da solo, non si fa aiutare ne da coltelli ne da pistole. Solo i vigliacchi e gli infami utilizzano certi sistemi, ed è tutta loro la colpa dell’isolamento e dell’emarginazione di determinate fasce di popolazione.
Ciò che temo è che tra qualche tempo, sicuramente anche qualche bambino della scuola elementare di Cassano descriverà queste persone nello stesso modo in cui in questi giorni un suo coetaneo napoletano ha descritto i rom: «Non siamo razzisti, è che loro si sono presi troppo la mano e quindi noi abbiamo dovuti cacciarli via incendiando i loro campi».
Spero tanto che ciò non succeda, ma coma lei ben sa, ognuno è artefice del proprio destino.
Chiedo scusa per gli inconvenienti arrecatele a causa di questa vicenda, mi auguro in futuro di meglio lavorare e coordinare le nostre iniziative.
Con la stima di sempre
Pasquale Cersosimo
Cassano Ionio, 28/05/2008
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